Utopie Concrete

Utopie concrete


Bambini nel Tempo
Il Parnaso Ambulante
Battello Ebbro

Blogger: elias
Mi piacerebbe raccogliere in queste pagine quei progetti che sono utopie che camminano... sulle gambe di persone che non hanno perso le speranze di cambiare, in piccolo, il mondo intorno a sè... non con grandi propositi..ma con piccoli... e cercano di realizzarli... enpassant... su questa terra. ella, sire, lino

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami



Mi piacerebbe varare un progetto collettivo...
...chiamarlo le


Utopie Concrete Utopie Concrete
Mi piacerebbe raccogliere in queste pagine quei progetti che sono utopie che camminano... sulle gambe di persone che non hanno perso le speranze di cambiare, in piccolo, il mondo intorno a sè... non con grandi propositi..ma con piccoli... e cercano di realizzarli... enpassant... su questa terra.

Cronistoria utopie concrete realizzate

(inserire links per:
- progetto adozioni a distanza:
anno 2003/2004/2005
- incontro dei blogger a sermide: anno 2004 e anno 2005 con tutte le varie, eventuali e conseguenze...

Feeds

  • Powered by Splinder

Visite

*loading*
> amici

mercoledì, gennaio 04, 2006

Cento piccoli sogni /Rinnovo adozioni



Quanto sognano i bambini?

Cento sogni ogni mattina
una penna, un quaderno, un pasto
un sogno concreto ...
da vivere a fondo.




(10 euro per una quota
una merenda, una coccinella sulla foglia
un succo sperato

tu ci pensi, poi lo fai
loro, i bambini nel tempo,
ti mettono nei sogni - e gratis)

Bambini Nel Tempo / clikka sulle foto

  

 (www.bambinine.tempo.splinder.com)

 

Scritto da elias alle ore 07:59 | link | commenti |Torna su
Categoria - bambini nel tempo, adozioni
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

lunedì, dicembre 05, 2005

Zahir... un'Occasione di vento




Tema:


" Le adozioni a distanza , di bambini, da parte di persone, che hanno un blog"


Mmm, me mi è sempre piaciuto - andare fuori tema.

Per esempio, i bambini da adottare, e i loro bisogni, mica sono immaginari.
Le persone che adottano, con una o piu' quote, danno soldi, mica abbracci virtuali.

E... credenti e non credenti, ci fidiamo di piu di un associazione di frati che è sul posto, in Africa.
Ci piace sapere, di essere utili, non fare elemosine alla nostra coscienza.

Sapere che qualcuno di loro, dei bambini adottati da ormai due anni, non va tanto bene a scuola..
mi fa pensare a una cosa che in 20 anni di maestro dei bambini ho sempre pensato.

Se un bambino ha problemi, vai a vedere la casa( e le relazioni familiari) in cui vive.
Dopo capirai.

Allora, 10 euro una quota: un pezzo di quaderno, la scarpa sinistra..due merende e una biro

Con le nostre quote e quelle degli amici di Sentiero (l'altra comunità) diamo un' occasione di vento a un gruppo di bambini.

Ci dai una mano a farlo sapere nella casbash della Blogsfera?
( magari basta ill tuo amico/a)

Vabbeh, grazie comunque... sappiamo che ci siete... 35 quote in pochi giorni.
Arriviamo a 100? :-)

www.bambinineltempo.splinder.com

 bravi coloro che riescono a raccogliere la sabbia spostata dal vento, a farne pietra per i mattoni

Scritto da elias alle ore 10:23 | link | commenti (1) |Torna su
Categoria - adozioni
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

martedì, giugno 07, 2005

Don Andrea Gallo: Andrò a votare. Rivendico il diritto al voto

Inviato da Diego Galli il 5 Giugno, 2005 - 19:36.

Don Andrea Gallo ha scritto al vescovo, che lo aveva ammonito sul referendum, una lettera che pubblichiamo. Con piena coscienza e molta sofferenza, don Gallo annuncia che andrà a votare.

Eccellenza Reverendissima, monsignor Luigi Palletti, le dirò francamente che avrei preferito una lettera del Cardinale, Tarcisio Bertone, mio Vescovo e mio Padre. Speravo, come vecchio, un incontro all’insegna della Carità e della correzione fraterna. Dico questo, non certo per mancanza di rispetto alla Sua persona di Vescovo e Vicario generale, “alter ego” dell’Ordinario. Rispondo alla sua lettera del primo giugno con serenità, per nulla preoccupato dei fraintendimenti, delle false interpretazioni, delle accuse generiche, di cosiddette esternazioni “irriguardose” e soprattutto non mi sfiorano i provvedimenti freddamente da lei annunciati. Conosciamo molto bene, se vogliamo essere onesti, lo “sconcerto” di certi fedeli, sempre fautori di chiusure e non di “dialogo” aperto e sincero. Mi dispiace dover ricordarle, ad onor del vero, che l’Arcivescovo non mi ha mai “richiamato” in merito ad analoghe posizioni da me assunte nello specifico referendum.

Dopo la sua sollecitazione, Eccellenza, cercherò pertanto di “fare chiarezza”.
Con responsabilità presbiteriale ho seguito con attenzione l’evolversi della situazione referendaria. Dopo l’approvazione “blindata” della legge 40/2004 era logico attendersi l’insurrezione laica. Ho riflettuto molto sui documenti del vertice della CEI (sono abbonato all’ “Osservatore Romano”). Dopo la decisione di puntare tutto sull’astensione da parte degi Vescovi, ho cominciato da marzo a meditare, pregare e riflettere. Mi sono consultato con religiosi, religiose, con tanti fratelli cristiani, con giuristi e, per amore della Chiesa, ho cercato di portare il mio contributo per evitare confusioni, steccati, muri contro muri, sempre alla luce del sole. Non ho mai sostenuto il “Comitato del SI’” e tantomeno la Lista Pannella.

Ho sempre agito libero ed indipendente. A Rio Saliceto (Reggio Emilia) c’è stato un dibattito in piazza, aperto a tutti gli interventi. Quale contestazione? L’incontro è terminato tra gli applausi della stragrande maggioranza.

Inoltre ho sempre rispettato le ragioni del NO. Non si può negare che la proposta dell’astensione, così difesa dai Vescovi, non abbia procurato “disagio” profondo anche nella vasta comunità dei credenti e tra numerosi non credenti che guardano alla Chiesa con gioiosa speranza.

Ho sempre difeso, con forza, la legittimità e il dovere pastorale della CEI, di esprimersi su temi così delicati, inerenti la tutela della procreazione e della vita umana.

Come portavoce di tanti cristiani ho tentato, consapevole della mia pochezza, di parlare con la mia Chiesa, proponendo un comportamento d’ardimentosa chiarezza. I cattolici, dicevo, accettino con fierezza il confronto referendario. Gridavo: mettiamo in campo le nostre idee, i nostri principi, forti delle indicazioni del Magistero, tastiamo il polso della società. Il cristiano non fugge dalla storia, dalla polis, dalla città degli uomini. Riapriamo il dialogo con la nostra Chiesa, chiedevo sommessamente, attorno al Vescovo, vicino alla Croce.

Recentemente ho sempre ricordato la prima Omelia di Benedetto XVI nella Cappella Sistina, dove è stato ripreso il valore del Concilio Vaticano II. Il Concilio del dialogo, dell’apertura al mondo e alla sua laicità. Il Concilio della “Gaudium et Spes”.

Non commettiamo l’errore, ripetevo, di schierarsi dietro le sicure “barriere” della disciplina ecclesiastica. “Non abbiate paura”, dicevo col Papa.

Chiedevo ai Vescovi di distinguere tra obbedienza, acquiescenza e servilismo. Non m’importava di essere definito ingenuo, provocatore, scandaloso. Come presbitero da 46 anni, lanciavo un grido d’amore alla Chiesa in cui credo e amo.

Non penso si voglia andare verso uno stato teocratico. E’ fondamentale pertanto rispettare la divisione dei ruoli fra la Chiesa e lo Stato con le sue Leggi. Basterebbe citare l’articolo 98 del Testo Unico della Legge Elettorale, completata con la numero 352 del 1970, riguardante i referendum: “A ministri, a prelati è vietata la propaganda astensionista”.

Per sintetizzare tutti i miei modesti interventi vorrei citare la mia chiusura della trasmissione del “TG3” del 30 maggio scorso: “Il Genus della democrazia è il voto”.

Penso sia nostro compito evangelizzare le coscienze. Non credo ci si possa riuscire cercando scorciatoie, calcoli, giustificazioni. Tra pochi giorni molti cattolici, ubbidendo all’astensione, saranno a posto con la loro coscienza. Si sentiranno dalla parte giusta perché hanno scelto la vita. Tutti gli altri che, con la loro coscienza, andranno alle urne, dovranno convincersi che sono dalla parte sbagliata? Il Cardinale Tettamanzi ha affermato: “Non scomunichiamoci a vicenda”.

Ponendo il problema tra chi è per la vita e chi no, si fa della legge (sempre mutabile) un assoluto e si rischia di trasformarla in verità di fede. I principi evangelici, le profonde indicazioni morali del Magistero, non cadono per un confronto elettorale.

Continuo a coltivare una visione del mondo tenera e coraggiosa e soprattutto ho imparato a tenere nel massimo rispetto l’autodeterminazione di tutte le persone, con la loro libertà di coscienza. E’ dottrina certa.

Solamente in tempi recenti la scienza professionale ha cominciato ad interrogarsi seriamente sulla liceità di strani comportamenti, di certe gravi manipolazioni. Auspico, dopo questa fase, che si esca dalla contrapposizione laici-cattolici che è priva di senso. Mi aspetto, con tanta speranza, un incontro fecondo tra Fede e Speranza. Tutti alla ricerca di una rigorosa regolamentazione, di una medicina calda e umana, con rispetto e reciproca fiducia.

Con tutta sincerità, non le nascondo che andrò a votare in piena coscienza e con molta sofferenza. Confortato per aver rispettato, fin dall’inizio, gli astensionisti, senza intralciare né tanto meno boicottare, la loro massiccia propaganda in tutte le Chiese. A questo punto, mi devo considerare uno sconfitto o un perdente?

Infine, se questa mia modestissima azione democratica sarà configurata grave disobbedienza al magistero, senza erigermi a vittima, accetterò con semplicità i “provvedimenti canonici” del caso. Rispettosamente, devotissimo

fonte

scritto da alp su battello ebbro

Scritto da .....ella alle ore 09:35 | link | commenti |Torna su
Categoria - confronti e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

domenica, giugno 05, 2005

 

FIORIN ALBERTO

Salam Shalom.
Venezia - Gerusalemme in bicicletta

Ediciclo Editore, Portogruaro 2005

 


Un emozionante viaggio a pedali in una terra densa di contrasti.
La bicicletta come messaggera di pace.
Un viaggio a pedali in Terra Santa dal sapore antico che riecheggia le spedizioni avventurose a cavallo o in nave. Immagini a tinte forti impresse sulla carta che raccontano il passato e tratteggiano un paesaggio variegato: le bianche distese di croci del cimitero di Vukovar, l'oro dei mosaici di Santa Sofia, i minareti agili e svettanti, i magici camini di fata della Cappadocia, il rosa acceso della città di Petra, il giallo dell'assolato deserto di Lawrence d'Arabia, il lucore salmastro del Mar Morto.
Oltre 4000 chilometri da Venezia a Gerusalemme attraverso città scolpite nella storia come Sofia, Istanbul, Damasco, Petra, Aleppo, Amman, Betlemme. Un viaggio dell'anima per riflettere su una parola che non sempre si trasforma in azione: pace.

Scritto da .....ella alle ore 07:42 | link | commenti |Torna su
Categoria - libri e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

giovedì, maggio 26, 2005

dal libro di Marco Roveda, Perché ce la faremo, Ponte alle Grazie, 2004

Le tre P
"People", "planet" e "profit" sono tre concetti alla base di una più vasta visione dei bisogni primari dell'uomo e di una ridefinizione del rapporto tra profitto ed etica.
"People", la gente, è il soggetto senza il quale non saremmo qui neppure a fare questo ragionamento, la gente non è il mezzo, è il fine. La soddisfazione dei bisogni della gente, il rispetto dei singoli esseri umani, l'attenzione alla qualità dell'esistenza devono essere il fulcro di qualsiasi ragionamento e iniziativa. La gente siamo noi.
"Planet", il pianeta, è il teatro di questa nostra esistenza, senza la Terra non c'è la vita, almeno non come la intendiamo noi oggi. È la terra su cui camminiamo e abitiamo, è l'aria che respiriamo, è il cibo che mangiamo, è l'acqua di cui viviamo. Se non prendiamo in considerazione i bisogni del pianeta, miniamo la base stessa della nostra esistenza. Oggi non possiamo più vivere alle spalle dell'ecosistema.
"Profit", il profitto, è quanto permette di soddisfare i bisogni primari legati alla sopravvivenza, è indispensabile per vivere nella società contemporanea. Ma è arrivato il momento di renderci conto che il profitto da solo non basta. Senza le altre due P, senza prendere in considerazione sia la gente che il pianeta, non c'è armonia di vita. Non c'è neanche vita.
People, planet e profit sono strettamente collegati tra loro, come anelli di una catena. I bisogni della gente vanno soddisfatti nell'ambito del pianeta, grazie al profitto, che non è fine a se stesso ma è finalizzato a rispondere alle esigenze della gente e non può quindi prescindere dalle necessità del pianeta, senza il quale non ci sarebbe profitto e neppure gente.

Le tre E
Etico, ecosostenibile ed equosolidale. Perché, allora, non unire la finalità di realizzare profitto, fondamentale nel sistema in cui viviamo attualmente, con i valori e gli obiettivi che hanno sempre caratterizzato le imprese a sfondo etico e impegnato, ampliando il concetto di "fine di lucro" anche a quelle imprese che vogliono operare conformemente a dei valori senza per questo rinunciare alla possibilità di consentire a se stesse e, di conseguenza, ai propri dipendenti di guadagnare quanto necessario per vivere nel mondo d'oggi?
Perché non auspicare imprese condotte da imprenditori che usino cuore e cervello, che siano razionali ma allo stesso tempo sensibili e dotati di valori e di ideali? Condurre un'impresa facendo sì che produca un equo profitto e allo stesso tempo produca cose positive per il benessere della gente e del pianeta è possibile!
Etico, ecosostenibile, equosolidale, diventano così principi ispiratori non solo di una politica economica di imprese no profit, soprattutto nei confronti di paesi del terzo mondo, ma diventano una linea guida anche per aziende normalmente inserite nei circuiti produttivi nazionali, per operare conformemente a una impostazione capace di venire incontro alle necessità della gente, nel rispetto di valori che rispettino il capitale ambientale e la dignità delle persone.

 

Scritto da .....ella alle ore 12:21 | link | commenti |Torna su
Categoria - libri e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

sabato, aprile 02, 2005

Scritto da Ipanema alle ore 15:09 | link | commenti (1) |Torna su
Categoria - simboli e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

martedì, marzo 08, 2005

 

Ciao a tutti amici miei!
Stanotte sono tornata a casa e, come promesso, mi precipito a farvi conoscere la nostra sesta adozione! Più che di una bimba si tratta di una ragazza perchè ha già quasi 17 anni, è filippina e si chiama Analyn Naag. Ecco un sunto della sua scheda:
 
    

Analyn Naag

E' nata il 23 giugno 1988 ed è stata appena affidata a noi. E' filippina e grazie al nostro aiuto attualmente frequenta il quarto anno di scuola media. E' una ragazza molto intelligente e studiosa ma senza il nostro aiuto non potrebbe studiare perchè vive in una famiglia molto povera in quanto sua madre provvede, con il suo lavoro di lavandaia, a cercare di mantenere un certo numero di figli e nipoti con scarsi risultati. Il padre non aiuta affatto, anzi, crea molti problemi perchè è una persona irresponsabile, è finito spesso in carcere e non ha mai lavorato in vita sua.

 

 

 

 

 

 

 

Clicca quì per vedere il suo album con le sue foto e schede.

Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2005

 

Per vedere la sua scheda del SOS Missionario (scritta da una suora del luogo che non sa ancora bene scrivere in italiano) cliccate quì

Intanto a San Benedetto del Tronto tre mie amiche (Alexandra, Pia e Rosella) hanno deciso di adottare insieme a noi questi 6 bimbi che abbiamo nel cuore e ho notato che nel frattempo hanno aderito anche altre persone ancora (es. Orsosognante e altri amici bloggers) quindi il numero delle quote aumenta. Sono contenta che la nostra iniziativa continui a suscitare consensi perchè così possiamo aiutare sempre più bimbi bisognosi.

Adesso vi lascio ricordandovi che è possibile aderire ancora fino al 15 marzo e che il 16 marzo vi darò tutte le indicazioni complete su come effettuare i vostri versamenti. Io, trovandomi personalmente al SOS, ho già anticipato le mie quote arrotondate per eccesso per essere sicura di non sbagliare cifra ma a voi darò l'indicazione esatta, no problem!

Un sorriso a tutti, Sentiero

Scritto da Ipanema alle ore 14:20 | link | commenti |Torna su
Categoria - bambini nel tempo
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

giovedì, gennaio 20, 2005

Dal blog di Giulio Mozzi

Zimbabwe

Stefano Cenerini è un medico bolognese che dal 1997 anni esercita la professione in Zimbabwe, dove vive con la famiglia. Alcuni suoi amici (tra cui il mio amico Franco Foschi: medico anche lui, e con una grande passione per la letteratura) ha fondata un anno fa In missione con noi, una piccola onlus che ha lo scopo di "coordinare la raccolta e l’invio di materiali medico–sanitari e di offerte in denaro" a Cenerini, nonché di "promuovere la figura del medico missionario attraverso iniziative culturali e di informazione". (L'iniziativa - lo preciso perché la parola missionario potrebbe essere malintesa - è del tutto laica).
Mi scrive oggi Franco Foschi: "Cari amici, vi mando la pubblicità per la prossima iniziativa che ho in corso per la mia piccola onlus. Fatecela tutta per partecipare, ho davvero bisogno di soldi da mandare giù nello Zimbabwe! Dobbiamo comprare materiali sanitari e igienici che spediremo presto con un container. Vi ringrazio molto, e fatemi pubblicità!".
L'iniziativa è una commedia, Festa di matrimonio, che andrà in scena il 3 marzo a Bologna, al Cinema Teatro Orione.
Qui scaricate il volantino che spiega l'iniziativa.
Qui Franco Foschi vi dà maggiori informazioni sull'attività di Stefano Cenerini in Zimbabwe.
E cliccando qui potete scrivere a Franco Foschi e prenotare un biglietto per lo spettacolo

Scritto da Ipanema alle ore 09:11 | link | commenti |Torna su
Categoria - iniziative e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

mercoledì, gennaio 12, 2005

 

 

Che fa una barca nel bosco?
Niente. Sta ferma.
Non è albero, non è viaggio.
Come un sasso? No, di più. Come un sasso senza posto.
Eppure il suo legno è quello dei tronchi forti.
Avrebbe la resistenza che serve per affrontare la corrente.
Ma le manca il fiato sotto l’ombra dei funghi.
Troppo buio per una barca, lì sotto.
Eppure avrebbe i remi per proseguire verso la sua rotta.
Ma se spingi un remo, in una barca nel bosco, t’incagli sulla roccia.
La roccia è dura. 
E fitta è la foresta.
Non esce da sola una barca, dal bosco.
Diventa “roba”, roba da sgombrare, perché – è ovvio - 
una barca nel bosco non  vive,
scompare.
Se penso a una barca nel bosco, rivedo un bambino e il  suo sogno.
Non basta una  notte, la mente, l’uccello nel cuore, due mani.
E il legno, rinchiuso, marcisce.
Occorre di più
Il sogno ha bisogno di vento, corrente, vedute,  più dita intrecciate,
moneta - se occorre.
Da solo non può.
Ci sono bambini che sognano d’ imparare a scrivere :
“Questo è il mio nome” – vorrebbero appuntare
E mentre sognano di sognare
senza la carta, l'inchiostro, una sedia
si trovano in un luogo da cui guardare le barche
i pescatori che salpano, il mare che ingrossa in un foglio -  disegno -
dove una storia che non poteva nuotare - dal remo di una penna
rincorse l'ala - sopra una chiglia
fino al timone di una banco, dentro una scuola,
a una  parola ancorata  – su una lavagna
quando il gesso che salpa  - dal nero alla luce del segno
mostra la esse dell’onda  di un suono, che finalmente è speranza  - che non scompare.
ringrazio molto l'autore, che ha chiesto di rimanere anonimo

questo è il "manifesto" della campagna adozioni
online dei bimbi di Insieme e Bambini nel Tempo
la campagna adozioni, è riaperta!!!!

 

 Che fa una barca nel bosco?
Niente. Sta ferma.
Non è albero, non è viaggio.
Come un sasso? No, di più. Come un sasso senza posto.
Eppure il suo legno è quello dei tronchi forti.
Avrebbe la resistenza che serve per affrontare la corrente.
Ma le manca il fiato sotto l’ombra dei funghi.
Troppo buio per una barca, lì sotto.
Eppure avrebbe i remi per proseguire verso la sua rotta.
Ma se spingi un remo, in una barca nel bosco, t’incagli sulla roccia.
La roccia è dura. 
E fitta è la foresta.
Non esce da sola una barca, dal bosco.
Diventa “roba”, roba da sgombrare, perché – è ovvio - 
una barca nel bosco non  vive,
scompare.
Se penso a una barca nel bosco, rivedo un bambino e il  suo sogno.
Non basta una  notte, la mente, l’uccello nel cuore, due mani.
E il legno, rinchiuso, marcisce.
Occorre di più
Il sogno ha bisogno di vento, corrente, vedute,  più dita intrecciate,
moneta - se occorre.
Da solo non può.
Ci sono bambini che sognano d’ imparare a scrivere :
“Questo è il mio nome” – vorrebbero appuntare
E mentre sognano di sognare
senza la carta, l'inchiostro, una sedia
si trovano in un luogo da cui guardare le barche
i pescatori che salpano, il mare che ingrossa in un foglio -  disegno -
dove una storia che non poteva nuotare - dal remo di una penna
rincorse l'ala - sopra una chiglia
fino al timone di una banco, dentro una scuola,
a una  parola ancorata  – su una lavagna
quando il gesso che salpa  - dal nero alla luce del segno
mostra la esse dell’onda  di un suono, che finalmente è speranza  - che non scompare.
ringrazio molto l'autore, che ha chiesto di rimanere anonimo

questo è il "manifesto" della campagna adozioni
online dei bimbi di Insieme e Bambini nel Tempo
la campagna adozioni, è riaperta!!!!

Scritto da Ipanema alle ore 16:56 | link | commenti (3) |Torna su
Categoria - bambini nel tempo
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

lunedì, dicembre 13, 2004

Sono convinta che i processi di liberazione appartengano alla volontà politica dei protagonisti e non alla beneficenza (né ai buoni sentimenti degli aspiranti benefattori). Per questo seguo, credo fin dal suo inizio, l’iniziativa Semi di Pace. Israeliani e Palestinesi, pur determinati al dialogo (e processo di pace senza dialogo non può esservi) non hanno la possibilità di incontrarsi nel loro paese. Possono però farlo all’estero e Semi di pace è un’opportunità per loro, ma anche per chi voglia incontrarli e sappia ascoltarli. Certamente questi dialoghi, necessari, non sono risolutivi: ma non può essere attribuito a chi correttamente si impegna il disimpegno d’altri.
Propongo perciò all’attenzione di chi mi legge il documento che ho ricevuto dal direttore della rivista Confronti (www.confronti.net) che spesso ho citato e suggerisco, a chi volesse saperne di più su alcune associazioni israeliane e palestinesi che lavorano insieme per la pace la lettura di “Sentieri di pace(a cura di Confronti)   edizione Lampi di stampa, 2004- I libri del Cric”                                                                                                                        augusta

Alle associazioni, ai gruppi ed alle istituzioni interessate                      Roma, 9 dicembre   2004
Cari amici, gentili amiche,
  vi scrivo per proporvi di aderire all’edizione 2005 di “Semi di pace” che si svolgerà tra il 27 febbraio e il 6 marzo.  Come saprete, si tratta di un programma di incontro tra testimoni di pace israeliani e palestinesi che vengono in Italia sia per conoscersi meglio tra di loro – l’attuale situazione politica e militare scoraggia o impedisce questo tipo di incontri – sia per condividere con il pubblico italiano le loro esperienze e le loro analisi.
  La caratteristica di questa iniziativa è che, dopo un breve periodo di orientamento rispetto alla realtà italiana assicurato da Confronti, i “testimoni” si dividono in coppie – un israeliano e un palestinese – e si mettono a servizio dei gruppi, delle associazioni e delle istituzioni che li hanno “prenotati”.
  Quest’anno i partecipanti proverranno dall’International Center di Betlemme, dall’Istituto di psicoterapia  “Almadina” di Nazareth, dall'organizzazione Givat Haviva, dall'Istituto “Midreshet Iyun”, dall'associazione Parent’s circle  (genitori di vittime del conflitto, di una parte e dell’altra) e di altre associazioni impegnate a favorire l’incontro e il dialogo. All’inizio di gennaio 2005 saremo in grado di indicare i nomi esatti dei partecipanti all’iniziativa.  La proposta che rivolgiamo a tutti voi è di invitare almeno una coppia di persone del gruppo – ovviamente un israeliano e un palestinese – e organizzare per loro gli incontri che riterrete più opportuni. Negli anni passati hanno avuto natura molto diversa: alcuni si sono svolti nelle scuole, altri in sedi istituzionali, altri in parrocchie o nelle sedi di associazioni per la pace, altri ancora in seminari o monasteri!
  L’accoglienza di queste persone è in sé un servizio alla pace: vengono da una situazione di conflitto e trascorrere qualche giorno in un paese tranquillo, bello e vivace come il nostro, è per molti di loro una preziosa occasione di ricarica.
  Anche per questo contiamo sul vostro sostegno e sulla vostra adesione.
  Trattandosi di un’iniziativa sostanzialmente autofinanziata, ci permettiamo di chiedere un contributo a coppia di € 700, cui vanno aggiunte le spese di viaggio e di ospitalità.
  Solo uno o due  partecipanti  parlano italiano e bisogna pertanto provvedere un servizio di traduzione dall’inglese (o dall’ebraico e dall’arabo!).
  Se interessati, vi preghiamo di mettervi in contatto con Lucia Cuocci, ufficio programmi, tel. 06 4820503 fax 06 4827901 e-mail: programmi@confronti.net , entro e non oltre, il 20 gennaio 2005.
  Sicuro che vorrete considerare con attenzione la nostra proposta, vi invio un caro saluto di pace, shalom, salam   Paolo Naso

fonte: www.betlemme.splinder.com

 

Scritto da elias alle ore 11:47 | link | commenti |Torna su
Categoria - confronti e idee
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------